Siamo adolescenti e possiamo permetterci il lusso di dormire una giornata intera,e di restare svegli fino all'alba. Di fumare la prima sigaretta e dopo poco di sfogarci con le canne.
Passiamo ore ad ascoltare canzoni,viviamo nel nostro mondo semplicemente mettendo due cuffiette nelle orecchie.
Imponiamo regole,silenzi e parole.
Abbiamo bisogno di credere in qualcosa,di sperare nell'amore,sentiamo il bisogno di viverlo,di volerlo toccare con anima,mano e corpo.
Vogliamo l'amore duraturo fatto di litigate,urla e pugni al muro. Ma vogliamo anche quelle storie spensierate,che soddisfino semplicemente la nostra voglia di baci,di sentirci amati senza mai perdere l'abitudine dell'amore.
Vogliamo ridere fino a non sapere cosa sia il dolore,
Ma viviamo la maggior parte del nostro tempo,a ricordare e a rimpiangere.
Progettiamo il nostro futuro, con il retrogusto del l'illusione.
Lottiamo per esprimerci,e poi ci lasciamo rimangiare dal silenzio.
Siamo strani,folli,dei fottuti depressi felici.
Ognuno di noi sta urlando per qualcosa.
Scriviamo,disegnamo,ascoltiamo,leggiamo non abbiamo mai tempo per essere ciò che vogliono gli altri.
Noi noi stessi,e lottiamo per esserlo,ognuno di noi lotta.
Chi contro se stesso,
Chi contro la società,
Chi contro il mondo,
Chi contro lo stato,
Siamo un esercito,
Siamo il presente,
Tremate.
-Glück
"Ho tanta fede in te
che durerà
(è la sciocchezza che ti dissi un giorno)
finché un lampo d'oltremondo distrugga
quell'immenso cascame in cui viviamo.
Ci troveremo allora in non so che punto
se ha un senso dire punto dove non è spazio
a discutere qualche verso controverso
del divino poema.
So che oltre il visibile e il tangibile
non è vita possibile ma l'oltrevita
è forse l'altra faccia della morte
che portammo rinchiusa in noi per anni e anni.
Ho tanta fede in me
e l'hai riaccesa tu senza volerlo
senza saperlo perché in ogni rottame
della vita di qui è un trabocchetto
di cui nulla sappiamo ed era forse
in attesa di noi spersi e incapaci
di dargli un senso.
Ho tanta fede che mi brucia; certo
chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere
senz'accorgersi ch'era una rinascita.
Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.